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Giornalismo e solidarietà per abbattere i muri di gomma

19 luglio 2008, camorra

Giornalismo e solidarietà per abbattere i muri di gomma


di Tania Passa
Padre Fabrizio Valletti è un prete gesuita che si occupa degli ultimi a Scampia, non lo fa’ solo per dovere morale, ma anche strategicamente, per migliorare il futuro di tutti e crede che la solidarietà sia il nodo per migliorare la società, napoletana ma non solo. Abbiamo parlato con lui di morti bianche e carcere.
A Scampia è morto un ragazzo 17enne,  Un’altra delle troppe  morti bianche, si incrociano così due drammatiche tensioni a Scampia?
Molte situazioni paradossali vivono a Scampia e questa è una delle tante che accadono ogni giorno.
Il dolore e l’ingiustizia convivono qui, in particolare insisto su due punti su cui non c’è chiarezza e prospettiva: la Cultura del  lavoro e la Cultura al carcere.

Ci spieghi meglio…
Riguardo la prima non c’è convergenza di progetto né da parte  dall’imprenditoria, né da parte della popolazione che preferisce vivere alla giornata e  non si dà metodo e disciplina, tanto che  le povertà di tradizioni e le carenze di  disciplina e metodo  nel lavoro, qui sono la regola.

L’imprenditoria ne approfitta e ci specula con un metodo infallibile, soprattutto nel campo dell’edilizia con il regime del subappalto. Le grandi aziende vincono gli appalti e poi subappaltano ad una miriade di piccole aziende composte a volte da non più di 2 / 3 operai compreso il proprietario, che distribuiscono salari bassissimi quasi sempre al nero senza mai un controllo, tralasciando le più elementari forme assicurative e di tutela.

Il  sistema va comunque avanti perché si basa sulla genialità e grandezza dei grandi lavoratori artigiani napoletani.

E la cultura del carcere?
Qui molte famiglie sono interessate da fatti giudiziari, ma persiste una mancanza di protezione e tutela da parte dello Stato non solo del detenuto ma anche  della famiglia. E questa protezione diventa monopolio quasi esclusivo della camorra.

Nella Costituzione Italiana è previsto che ogni detenuto possa riscattarsi e ciò è anche previsto dalla sfera religiosa. Qui non avviene mai, anzi molto spesso quando il detenuto esce, per aiutarlo a ricominciare viene affiancato dai camorristi e  quasi mai dallo Stato.

Anche le famiglie vengono lasciate sole, sia  dallo Stato che, spesso, dalla società civile.

Così si trovano così ancora più a rischio perché i clan  sfruttano  tale solitudine. Eppure noi abbiamo una delle leggi più belle sulla riabilitazione del detenuto la Zozzini che però non viene mai applicata completamente

Scampia è l’emblema della criminalità, qui il futuro dei giovani lo ha già cancellato la camorra. Secondo il messaggio evangelico, è un dovere garantire a ciascuno il raggiungimento di una riappropriazione della coscienza
Sì.  Uno degli obiettivi che ci proponiamo è quali siano le situazioni che possono portare le persone a riscattarsi. Per un laico è la riconquista della  fiducia nell’uomo, su quello religioso è il recupero del rapporto con Dio secondo l’etica che ci ha insegnato.

Carovana bianca è un’iniziativa contro le morti bianche che l’ex ministro Cesare  Damiano e Articolo 21 intendono fare per sensibilizzare i mass media . Su questo tema tv e giornali  possono avere un ruolo di prevenzione?
I giornalisti hanno una grande possibilità di monitorare il sistema e entrare nel vivo. Possono fare quello che non riescono a fare i controlli nei cantieri spesso le aziende vengono avvertite da una soffiata dell’arrivo delle forze di polizia. Dunque il giornalista può intervenire con i servizi di inchiesta. In Italia abbiamo una grande tradizione del giornalismo sociale che è riuscito, anche nel passato, ad intervenire là dove lo Stato è in difficoltà. Questo genere di giornalismo dovrebbe essere valorizzato.

Perché è giusto e strategico pensare agli ultimi?
C’è una grande  separazione  in questo sistema sociale tra chi è garantito e chi  no, chi è raccomandato e chi no, chi è amico di, e chi non lo è. Sono i cosiddetti muri di gomma che impediscono il futuro ai più deboli. Allo stesso tempo all’etica economica non interessa dare risorse a chi ha meno ed anzi la società del benessere chiude i cancelli agli ultimi. Eppure la vera sicurezza sociale sta proprio nell’aiuto, nella solidarietà e nella giustizia verso i più deboli e non nella militarizzazione della società. La repressione non risolve le cause  e a lungo andare  esaspera le coscienze.






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Articolo 21 premia cronista del Mattino «Onestà e rigore»

23 maggio 2008, camorra




Una settimana fa a Casal di Principe le minacce sui muri per Rosaria Capacchione, e Rosaria che da 25 anni scrive di cronaca giudiziaria sul Il Mattino ieri ha ricevuto un premio. Insieme al premio sono arrivati da Roma Giuseppe Giulietti parlamentare e portavoce di Articolo21 e Roberto Natale presidente della Federazione Nazionale della stampa, Lorenzo Diana esponente nazionale Pd, da anni impegnato sul fronte anticamorra e tutti i massmedia nazionali. Un premio che, per giunta, arriva a poche settimane dalla prossima sentenza del processo Spartacus. Durante la breve cerimonia che si è tenuta nelle stanze della redazioen casertana del Mattino Lorenzo Diana ha ribadito la richiesta «di rispettare il popolo dei casalesi in quanto abitanti di Casal di Principe», e non di non usarere la parola casalesi come sinonimo del clan camorrista di Bidognetti e Sandokan. «I casalesi sono persone per bene così come i corleonesi, ovvero gli abitanti di Corleone non si identificano certo con Totò Riina e i mafiosi». Giuseppe Giulietti ha parlato della «scorta mediatica» che insieme ad Articolo 21 l’informazione italiana intende dare «a giornalisti normali, come Rosaria Capacchione, Lirio Abbate e i tanti che, come loro, raccontano la mafia, la camorra e la Ndrangheta». Roberto Natale ha ricordato come questo premio è importante per i giornalisti italiani, perché ricorda quale dovrebbe essere il mestiere del giornalista e la funzione fondamentale di colui che «racconta» l’Italia, camorra compresa: «È un’occasione che ci ricorda chi siamo, quasi un tornare a lezione di giornalismo, lezione di normalità». Con tutti loro c’era Alberto Spampinato fratello di Giovanni, ucciso dalla mafia, che ha consegnato il premio, un quadro di un pittore Valentini, raffigurante una colomba bianca in mezzo al filo spinato, simile forse al campo di concentramento di Buchenwald, dove l’artista è stato internato. Questa la motivazione: «Una giornalista che fa il suo mestiere con onestà e rigore, racconta ciò che accade, dà memoria come fanno altri cronisti. Cronisti spesso odiati proprio perché fanno bene il mestiere di giornalista, perché raccontano i fatti e illuminano le oscurità».






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Spostata l’immondizia si scopre ben altro

20 maggio 2008, camorra


di Tania Passa
Guardare cosa realmente c’è dietro Ponticelli mette i brividi, perché le infiltrazioni camorristiche tra gli sciacalli dei campi nomadi bruciati rendono la situazione un colabrodo. Sui giornali oggi non si parla d’altro che dei campi rom bruciati e delle retate che hanno portato alla cattura di numerosi delinquenti guarda caso extracomunitari. Il cono di luce mediatica è la più riuscita delle trappole, acceca talmente tanto con le notizie che il sistema mediatico italiano produce, da farci vivere in realtà nelle tenebre più profonde. Ed è lì nel fumo di quelle baracche bruciate sotto il cielo di quella stessa città, che si svela il più sofisticato progetto di antistato.

Napoli, Caserta rappresentano per tutti noi l’effige dell’immondizia, ma perché non proviamo a spostarla e capire cosa c’è dietro  il muro fatto di sacchi neri stracolmi e roghi. Cominciamo a camminare nelle vie del Casertano e ascoltiamo.

Nella mattina di ieri l’ennesimo imprenditore Domenico Noviello, di 65 anni, incensurato e titolare di una scuola guida e' stato ucciso a Castel Volturno, nel Casertano, ad opera di due killer armati di pistola, lui aveva denunciato la camorra.

Giorni  fa’ Pietro Russo, presidente dell'associazione antiracket di Santa Maria Capua Vetere,  è stato vittima di un grave atto vile ed intimidatorio da parte di esponenti della criminalita' organizzata, gli hanno bruciato la fabbrica.

Erano dell’altro ieri altre minacce a casal di principe, che hanno visto comparire  in città la scritta 'morte' e accanto il nome dello scrittore Roberto Saviano.

A Casal di Principe domenica prossima e' atteso il capo della polizia Manganelli per la festa del corpo della Polizia e non sarà un  caso che per la terza volta  sia comparsa su un muro una scritta contro l'autore di 'Gomorra', che attualmente è un anche un film in concorso al festival di Cannes.
 Una frase ingiuriosa, su un altro muro della citta' del Casertano, e' invece stata scritta con riferimento alla  bravissima giornalista de 'Il Mattino' Rosaria Capacchione, bersaglio - assieme a Saviano e al pm Cantone - delle minacce dei boss dei Casalesi lette in aula durante un'udienza del processo di appello 'Spartacus' il maxiprocesso alla camorra, il più ignorato dai massmedia  italiani.

Purtroppo  si è saputo attraverso i giornali che i Casalesi si sono prodigati a far trapelare un altro piano  per uccidere il giudice Raffaele Cantone.

Non ci vuol tanto a capire che ai Casalesi non va proprio giù la festa della polizia a Casal di Principe , e chissà se le sentenze del processo Spartacus non stiano veramente sfiancando la camorra, per non pensare al fatto che “Gomorra” potenzialmente potrebbe ottenere qualche premio al Festival di Cannes.

Insomma la realtà non è mai ciò che appare nei titoli dei giornali, ma è più impervia e purtroppo molto più pericolosa in quanto figlia di un progetto ambizioso: l’attacco dei Casalesi allo Stato

Sarebbe bello se  si scuotessero le coscienze e si potenziasse la scorta mediatica nei confronti di chi combatte con articoli, sentenze, denuncie, racconti la più vile delle delinquenze, quella che approfitta dell’immondizia e dei Rom ( la persecuzione mediatica del momento) cioè la Camorra.

t.passa@articolo21.com


“Facciamo nostro l'appello di Lorenzo Diana, costretto a vivere sotto scorta e da tanti anni impegnato in una lotta continua e tenace contro la Camorra e il Clan dei Casalesei. Mi sembra - afferma il portavoce di Articolo 21 Giuseppe Giulietti - che siano davvero in tanti donne e uomini nelle diverse istituzioni a lottare contro la criminalità. Nei prossimi giorni Articolo 21 si recherà a Caserta per consegnare il Premio Articolo 21 per la libertà di informazione alla giornalista Rosaria Capacchione che rappresenta i tanti cronisti che operano in condizioni drammatiche in queste zone. Insieme a loro - prosegue Giulietti -  lanceremo un appello a tutti gli organi di informazione, in particolare i grandi media tv, affinchè la ripresa del processo contro i Casalesi sia sottoposta a scorta mediatica. Occorre - conclude Giulietti - una presenza metodica e continua per dare spazio e risalto a questo proceso e per far sentire alla camorra  e a tutti i livelli che coloro che la contrastano e si oppongono ad essa non sono isolati ma accerchiati da grande solidarietà e da scorta mediatica".




permalink | inviato da scuolantimafia il 20/5/2008 alle 20:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

La camorra è un male assoluto

8 maggio 2008, camorra

 In settimana ho incontrato 35 detenuti del carcere di Eboli, su richiesta degli stessi carcerati. Tema: la camorra è un male assoluto. Ho preso spunto dalla lettera del pentito Domenico Bidognetti, quello a cui la camorra casalese ha ucciso due giorni fa l' anziano padre, Umberto. Da questo omicidio si comprende che ormai la camorra ha paura dello Stato. Perché finalmente lo Stato ha deciso di riprendersi il territorio, un territorio devastato, impoverito dalla criminalità organizzata. A fine maggio ci sarà la sentenza di appello del processo Spartacus che in primo grado ha portato alle condanne di Schiavone, Bidognetti e dei super latitanti Zagaria e Iovine. «Basta una denuncia per farli impaurire, infatti sono conigli che scappano davanti a spietati cacciatori», questo aveva scritto Domenico nel giorno in cui a Casal di Principe si ricordava don Peppino Diana. Una lettera pesante, ma chiara: denunciare e avere però dalla propria parte uno Stato forte, "spietato", con leggi severe, che va avanti senza tentennamenti, sottraendo tutto il patrimonio economico alla camorra. Combattere la criminalità e i clan camorristici significa non fare passi indietro dopo questo delitto eclatante. Non accada come a Forcella dopo la morte di Giovanni Giuliano, figlio di Luigi Giuliano, anch' egli collaboratore di giustizia. Lì tutto è passato sotto silenzio. Non facciamo cadere nessun velo su questa storia, la gente ha bisogno di fiducia e solo lo Stato può darla. La storia ci insegna che bisogna non ferire il nemico "camorra", numero uno dello sviluppo della nostra terra, ma abbatterlo, ucciderlo, per il bene dei nostri giovani. Un detenuto, prendendo la parola nel dibattito dopo il mio intervento, diceva con la convinzione di cui è capace chi si è sporcato le mani e ha pagato di persona: «Smettiamola di essere marionette nelle loro mani, non consentiamo a nessuno di tirare i fili della nostra vita». A queste parole è seguito un lungo applauso, segno che anche dietro le sbarre c' è tanta voglia di riscatto, perché la camorra è solo un "sogno" che si infrange velocemente distruggendo vita e speranza. Fa bene il capo della polizia, Antonio Manganelli, a volere il 18 maggio la festa nazionale della Polizia a Casal di Principe. Noi ci andremo, insieme con tanti ragazzi e ragazze delle scuole. Abbiamo tutti bisogno di far sentire e vedere uno Stato forte. - LUIGI MEROLA




permalink | inviato da scuolantimafia il 8/5/2008 alle 16:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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